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L’Ecce Homo torna a casa: l’Italia riabbraccia il capolavoro di Antonello

 

di Alberto Samonà

Le buone pratiche meritano di essere riportate e conosciute da tutti: sì, perché quando, qualche tempo fa, era uscito sulla stampa specializzata che l’“Ecce Homo”, capolavoro di Antonello da Messina, era stato messo in vendita e sarebbe andato all’asta da Sotheby’s, a New York, il primo pensiero di molti è stato quello che, con tutta probabilità, quest’opera sarebbe andata ad arricchire le collezioni di qualche magnate multimilionario o, nel migliore dei casi, di qualche fortunato museo d’oltreoceano. E invece, è avvenuto esattamente il contrario, perché il dipinto è stato acquistato dal Ministero della Cultura, che ha portato a termine una trattativa riservata con Sotheby’s. Una bellissima notizia, non soltanto per gli amanti dell’arte, ma per l’Italia intera, perché rappresenta il ritorno di un’opera dal profondo significato e di valore culturale inestimabile.

L’acquisto da parte del Ministero della Cultura dell’ “Ecce Homo” di Antonello è, infatti, un’operazione esemplare, che restituisce al nostro Paese un gioiello assoluto. Il prezzo è di 14,9 milioni di dollari, una cifra importante ma pienamente giustificata, perché questo consente di riportare a casa uno degli ultimi dipinti di Antonello ancora in mani private. La trattativa, riservata, con la casa d’aste e con l’attuale proprietario, è stata condotta con intelligenza e discrezione dallo stesso Ministero attraverso un privato e ha permesso di evitare l’asta pubblica, assicurando l’opera al patrimonio nazionale e stoppando, così, speculazioni e rialzi incontrollati.

Ma al di là dell’aspetto economico, quello che conta davvero è il valore simbolico e culturale di quanto avvenuto, perché Antonello da Messina è uno dei giganti della nostra storia artistica: il pittore che ha saputo fondere la tradizione italiana con le suggestioni fiamminghe, rivoluzionando per sempre il modo di rendere la luce, i volumi e la verità dei volti. Di Antonello si conoscono attualmente all’incirca una quarantina di opere autografe. E ciascuna costituisce un tassello di grandissima importanza per mettere insieme un percorso creativo che ha segnato la nascita della modernità pittorica. Ed è anche per questo che riportare in Italia quest’opera significa aggiungere un pezzo fondamentale della nostra identità visiva.

Dal punto di vista della fattura, l’ “Ecce Homo” acquistato dallo Stato Italiano è una tavola lignea databile intorno al 1470, dipinta su entrambi i lati. Nella parte anteriore campeggia il Cristo dopo la flagellazione: mezzo busto, corona di spine, volto segnato dal sangue ma attraversato da una dignità struggente. Antonello evita ogni enfasi drammatica e umanizza il dolore: sembra che lo sguardo del Cristo si posi su chi osserva, interrogandolo, chiamandolo in causa. Il Divino guarda l’Umano e ne assume i tratti più veri. Ed è anche questo incontro, questo dialogo silenzioso tra il Cristo e ciascuno di noi a rendere l’opera immensa. Sul retro, quasi scomparso dal tempo, affiora il volto di San Girolamo nell’eremo: un dettaglio che testimonia la complessità iconografica e la raffinatezza spirituale del dipinto. Un’opera piccola nelle dimensioni, ma straordinaria nel significato.

La sua storia collezionistica – tra Spagna, Stati Uniti e gallerie d’arte – racconta di un lungo peregrinare durato oltre un secolo. Oggi quel viaggio si conclude nel modo migliore possibile: con un ritorno!

Riguardo al luogo nel quale sarà esposto, c’è chi, vista la provenienza di Antonello, lo vorrebbe in Sicilia, ma a deciderlo sarà giustamente il Ministero, che lo ha acquistato tramite la Direzione Generale dei Musei: se dovesse essere destinato a Capodimonte, o Venezia, o ad altro luogo, andrà benissimo, perché il fatto più importante resta indiscutibilmente che l’Italia si riappropria di un capolavoro assoluto, che potrà finalmente essere fruito da tutti! 

In tempi in cui si parla talvolta di “cultura come orpello”, l’acquisto dell’“Ecce Homo” rappresenta un segnale di natura opposta: lo Stato che investe, che protegge la propria eredità, che riconosce nell’arte non un lusso ma un bene essenziale. Restituire Antonello da Messina all’Italia e alla pubblica fruizione, significa riportare al presente un pezzo di eternità. E di eternità, oggi più che mai, abbiamo davvero bisogno.